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di Maurizio Pagani

A sole poche ore dalla visita della delegazione della Commissione Europea DG Justice a Roma e Milano che ha potuto constatare il sostanziale fallimento della Strategia Nazionale per l’inclusione delle popolazioni Rom e Sinte anche per il sostanziale disimpegno delle Amministrazioni Pubbliche, ecco rimbalzare la notizia di un “daspo” urbano per rom che rioccupano “spazi pubblici”.

Da diversi anni ormai, senza soluzione di continuità, l’azione pubblica ha tralasciato l’impegno di assicurare una stabilità abitativa alle popolazioni zigane chiudendo prima, a scopo elettorale, delle aree comunitarie comunali dove da decenni abitavano delle famiglie Rom, proseguendo nell’allontanare quotidianamente centinaia di famiglie zigane semplicemente spostandole da un posto all’altro e aumentando così le situazioni di precarietà, avviando una disastrosa politica emergenziale che ha portato allo sperpero di ingenti risorse nei Centri di emergenza sociale ora definitivamente chiusi, ignorando ripetutamente la situazione di degrado sociale delle periferie dove anche numerosissime famiglie Rom, al pari di immigrati e italiani, hanno finito con l’occupare gli alloggi pubblici sfitti.

Eppure, nelle ultime settimane abbiamo preso atto dalla cronaca “nera” cittadina di quale sia in molti, moltissimi casi, la condizione sociale di queste famiglie e dei loro figli, per lo più privati o esclusi anche solo dalla possibilità di andare a scuola, di accedere ai servizi di base del welfare, di avere accesso all’acqua, perché a Milano, per molti di essi, questo diritto è negato.

Le politiche sociali hanno ostinatamente ricalcato dei percorsi ormai superati, investendo in modo sbagliato e con soggetti sbagliati le sempre più esigue risorse a disposizione, tralasciando di puntare la propria attenzione sulla dimensione sociale e umana di chi vive, senza distinzioni, nelle periferie, di chi non sa a chi rivolgersi perché manca l’idea e la consapevolezza della necessità di presidiare il territorio con una rete diffusa di mediazione sociale.

I tanti o pochi interventi ad appannaggio del privato sociale sembrano inoltre voler soprattutto assicurare la sopravvivenza di queste strutture anzichè raggiungere e garantire una migliore condizione di chi vive in una realtà sommersa e viene considerato dai Servizi come tutti gli altri ma in realtà è escluso da ogni opportunità.

All’ottimo Sindaco Sala ci permettiamo quindi di suggerire di non cadere nella tentazione di ricorrere a espedienti semplicistici quando disastrosi sul piano culturale, morale e politico mettendo testa e mano a politiche pubbliche innovative e coraggiose che coniughino i doveri di ogni cittadino con le reali possibilità di inclusione rivolte ad ognuno, senza distinzioni..

A meno che non si voglia continuare pensare, con buona pace della ‘Ndrangheta di Baggio e dei tanti grandi o piccoli centri d’affari malavitosi che avvelenano la vita dei Quartieri dove è scomparsa la presenza pubblica o più semplicemente dello Stato, che facendo “sparire i Rom” si migliori la situazione e si recuperino dei voti…

 

** Presidente Opera Nomadi Milano