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"I migranti muoiono in mare e muoiono sul posto di lavoro. In questo non sono diversi dagli italiani. Esattamente come i migranti italiani che negli anni '50 e '60 morivano nelle miniere del Belgio, oggi i migranti africani ed asiatici in Europa e in Italia sono relegati da politiche inumane e criminogene, ai margini della società, sfruttati nei campi, nei lavori più duri ed umili. Tutto questo conferma che dietro il riconoscimento dei diritti dei migranti vi e' il riconoscimento dei diritti di tutti.

Le tante manifestazioni di oggi a Palermo, con in prima fila chi vive e rappresenta il mondo del lavoro e i suoi diritti, sono la migliore testimonianza di una sensibilità diffusa, di un mondo del lavoro che ha compreso l'importanza di non creare divisioni fra i lavoratori". Lo ha detto il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, oggi pomeriggio alla Cala, partecipando alla 'Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione' in ricordo dei 366 migranti morti il 3 ottobre 2013 al largo dell'Isola dei Conigli, a Lampedusa. Presenti alla cerimonia, tra gli altri, i segretari regionali dei sindacati confederati, monsignor Genualdi in rappresentanza dell'Arcivescovo di Palermo, il presidente della Consulta delle Culture, Ouattara Ibrahima Kobena, e una rappresentanza di giovani migranti giunti a Palermo attraverso la Libia e il Mediterraneo.

Sul tema dei migranti, nei giorni scorsi Orlando ha ricevuto il presidente del Comitato consultivo provinciale Inail di Palermo, Michelangelo Ingrassia, che nell'ambito del Protocollo d'intesa siglato lo scorso febbraio tra il Comune e il Comitato ha illustrato uno studio effettuato dallo stesso Comitato sui dati statistici relativi alla situazione infortunistica dei lavoratori immigrati extraeuropei in Italia e in Sicilia. Questi registrano un crescente coinvolgimento dei lavoratori immigrati extraeuropei in episodi infortunistici accaduti in Italia. Nel biennio 2017-2018 gli infortunati immigrati extraeuropei nel territorio nazionale hanno avuto un incremento del 7,8%.

I casi mortali sono aumentati dagli 81 del 2017 agli 88 del 2018 coinvolgendo 169 immigrati extracomunitari sul numero totale dei decessi accertati sui luoghi di lavoro della penisola, pari a 1378 lavoratori caduti. Rilevato nel medesimo biennio un incremento dell'1,9% anche delle denunce di malattie professionali. La 'rischiosità'' sui luoghi di lavoro si mantiene alta anche nel 2019, soprattutto in Sicilia che, nel periodo compreso tra gennaio e agosto 2019 confrontato con i primi otto mesi del 2018, emerge che le denunce d'infortunio dei lavoratori immigrati extraeuropei sono passati dai 559 casi del 2018 ai 580 del 2019; le malattie professionali dai 10 casi del 2018 ai 12 del 2019; costante e' rimasto il numero degli infortuni mortali, pari a 2.

Il dato siciliano complessivo riguarda 18.247 denunce d'infortunio nei primi otto mesi del 2018, scese a 17.960 nello stesso periodo del 2019; 1.029 denunce di malattia professionale nei primi otto mesi del 2018, aumentate a 1.093 nello stesso periodo del 2019; 45 casi mortali nei primi otto mesi del 2018, aumentati a 50 nello stesso periodo del 2019. Il presidente dell'Inail ha auspicato che "il decreto legislativo 81/08 e il disegno di legge sulla Salute nei luoghi di lavoro, attualmente all'esame del Parlamento, possano tenere conto della sempre più consistente presenza di persone immigrate nel mercato del lavoro italiano, che spesso hanno difficoltà a relazionarsi con figure e istituzioni preposte alla sicurezza sul lavoro per diversità linguistiche e culturali".