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“Pizzardoni” di Roma Capitale: Tra drammatica carenza di organico e aggressioni quasi quotidiane

 

La notizia è di pochi giorni fa: Un operatore della Polizia Locale di Roma Capitale in servizio di pattuglia di notte, aggredito da un motociclista impaziente, che non sopportava di dover attendere in fila la fine dei rilievi di un incidente stradale in zona Prati, ha riportato la frattura di un braccio. In Piazza Cavour, a seguito di un sinistro, era stata chiusa una parte della carreggiata ed istituita una temporanea disciplina di senso unico alternato per permettere di circoscrivere l’area dell’incidente e procedere ai rilievi ed alle misurazioni di rito. Il centauro, innervosito dall’attesa, iniziava con la moto a fare lo slalom tra i “birilli” posti sul manto stradale. Il vigile che interveniva per fermarlo, veniva spintonato e buttato a terra dal giovane motociclista e riportava la frattura di un polso. L’aggressore si dava alla fuga, ma veniva rintracciato e fermato poco dopo. Processato per direttissima, veniva condannato a tre mesi di carcere con la condizionale.

Sembra ed è, purtroppo, una storia di tutti i giorni, anche se la logica dice che non dovrebbe esserlo. La romantica immagine del Pizzardone romano, a volte bonario, a volte rigoroso controllore del caotico traffico romano, non esiste più da molto tempo. I compiti della Polizia Locale si sono moltiplicati in maniera esponenziale a fronte di organici ridotti all’osso non solo a Roma, ma in quasi tutti i comuni d’Italia. Per esempio, gli incidenti stradali, dal semplice tamponamento a quello con drammatico esito mortale, debbono essere, dall’entrata in vigore della nuova legge sull’omicidio stradale, giustamente molto più precisi ed accurati, con lunghe e difficili misurazioni metriche, reperti fotografici, richieste di acquisizioni immagini da eventuali videocamere presenti. Nulla a che vedere con lo “schizzetto di campagna” prodotto ed allegato una ventina di anni fa nella relazione dell’incidente.

A Roma, per ovvi motivi di dimensione del territorio e numero dei residenti, la situazione è ancora più drammatica per la complessità dei compiti di polizia amministrativa (controllo del commercio fisso e di quello ambulante), polizia edilizia, tutela dell’ambiente, assistenza ad emarginati e persone in difficoltà e compiti di polizia giudiziaria residuale che stanno oramai raggiungendo i livelli delle altre forze di polizia.

E tutto questo, a fronte di una non più sopportabile carenza di organico (5000 addetti, con un’ elevatissima età media, invece degli oltre 8000 previsti), prodotta dalle irresponsabili politiche di blocco del turn over e delle assunzioni, portate avanti dagli ultimi governi. Nei gruppi municipali si attendono, come il pane, le nuove forze fresche che dovrebbero arrivare dalla conclusione delle operazioni dell’ultimo concorso, finalmente sbloccato dopo anni di attesa.

Il ritorno a rapporti sindacali “normali”, dopo la tragica esperienza dell’amministrazione Marino-Nieri, con la nuova amministrazione Raggi, ha portato ad un accordo per un nuovo CCDL, che ha superato la gravissima ferita che era stata aperta con l’imposizione del precedente “atto unilaterale”. Si è sbloccato, appunto, il concorso per nuove assunzioni, ma molti sono i problemi che rimangono sul tavolo. Uno di questi è proprio quello del servizio notturno. Le pattuglie in servizio sono in pratica dimezzate dai presidi fissi alla Pineta di Castelfusano ( vero tesoro verde del litorale, ripetutamente preso di mira dai piromani) e da quelli ai campi nomadi: Le poche pattuglie rimaste a guardia del territorio sono quindi spesso costrette a turni massacranti ed a girare come le trottole da una parte all’altra della città, tra incidenti stradali (in genere, purtroppo, gravi nelle ore notturne) e segnalazioni inviate via web dai cittadini di veicoli in sosta irregolare per la cronica carenza di posti per parcheggiare. Il caso della pattuglia di Prati, che sicuramente non poteva contare sull’ausilio di un’altra limitrofa, per chiudere il traffico, mentre loro effettuavano i dovuti rilievi, è un esempio emblematico della situazione.

In più, troppo spesso, la Polizia Locale viene utilizzata per tappare buchi o falle nel presidio del territorio, dovuti all’altrettanto drammatica esiguità di organico di forze della Polizia di Stato, pur non avendone le dirette competenze o la preparazione.

Per di più, a seguito di diverse, scriteriate, martellanti campagne di stampa, soprattutto degli organi più popolari a Roma, in ossequio alla moda di identificare gli insopportabili problemi irrisolti della città eterna, come colpa di una categoria specifica di lavoratori, di volta in volta sotto tiro (tassisti, conducenti di mezzi pubblici, guidatori delle “botticelle”, le tradizionali carrozzelle) hanno finito per creare intorno alla Polizia municipale, l’alone di categoria di corrotti, sfaticati e privilegiati, attecchendo facilmente su una categoria, che, dovendo elevare contravvenzioni ed intervenendo quindi direttamente nelle tasche dei cittadini, era già di suo, abbastanza malvista. Gli episodi di malcostume e di malaffare, che pure ci sono, in una categoria comunque numerosa, hanno in realtà, le stesse dimensioni di quelli che interessano altre categorie di dipendenti pubblici, se non minori, ma sono messe molto più in risalto dai media. Basta pensare al recente film su Mafia capitale, nel quale si vedono più volte immagini di vigili in divisa, ammanettati ed arrestati, financo in Campidoglio, quando in realtà, nessun appartenente al Corpo della Polizia Locale di Roma è stato nemmeno indagato per quei fatti. Ma tant’è… I vigili a Roma intervengono in ritardo non perché non sappiano più, come si dice a Roma “a chi dare i resti”, ma perché “non gli va di lavorare”. Fanno le contravvenzioni non perché inviati in servizio in una data strada o chiamati da un cittadino, ma perché “devono fare cassa, per fare entrare soldi nelle casse comunali e prendere la produttività”.

C’è parecchia strada da fare. L’esigenza principale è che l’Amministrazione Comunale prenda finalmente atto della situazione di insufficienza delle forze attualmente disponibili per la Polizia Locale e, a fronte delle innumerevoli emergenze delle quali farsi carico, venga stilato, come richiesto più volte dalle organizzazioni sindacali, ed in particolare dalla CGIL, una lista di priorità, in base alla quale predisporre il servizio, vista l’impossibilità di coprire con la proverbiale coperta, troppo corta, ogni pur piccola piega delle esigenze territoriali.

Qualora non cambiasse la musica, in mancanza di risposte adeguate e congrue, una categoria già duramente provata non troverebbe difficoltà a riprendere un percorso di agitazione sindacale, già praticato, anche con coraggio, in precedenti occasioni.