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Scoperta dai Carabinieri una sofisticata rete di caporalato in Emilia Romagna.

RAI NEWS 24 - 04 novembre 2018

Il Direttivo nazionale del 27 ottobre è stato tra i più drammatici di sempre: è forte il rischio di implosione

 

Intervento di Nicola Nicolosi, per rimarcare che l’oggetto del contendere non riguarda le personalità in competizione tra loro per la carica di Segretario generale. Contro il caos e la prepotenza dei gruppi maggioritari, va ripristinato il primato delle regole, ad iniziare dal rispetto dello Statuto

Lettera Aperta

Care compagne, cari compagni,

ho voluto riflettere qualche giorno per potermi esprimere con più giudizio e a mente fredda.

Il Direttivo nazionale del 27 ottobre 2018 è stato tra i più drammatici della storia ultra secolare della principale Organizzazione sindacale del Paese. La dialettica interna ha raggiunto toni e conflitti mai visti e il rischio di implosione è molto forte.

L’oggetto del contendere, voglio ribadirlo, non riguarda le personalità in competizione tra loro per la carica di Segretario generale della CGIL; i nomi che circolano fanno riferimento a compagni che dobbiamo considerare risorsa importante per tutto il sindacalismo nazionale.

La questione oggetto di quei conflitti è legata alle norme interne: un grande sindacato che vanta un numero di iscritti pari o maggiore di quello delle organizzazioni sindacali presenti in molti altri grandi Paesi europei ha il dovere di essere governato dalle regole, in applicazione al proprio Statuto (che altro non è se non la nostra Costituzione). In caso contrario, si affermano il caos e la prepotenza dei gruppi maggioritari.

Da sempre, come Sinistra Sindacale, abbiamo guardato con attenzione alle norme che regolano la vita dell’Organizzazione, anche per rivendicare il diritto ad esistere; e noi tutti abbiamo ricordi di sopercherie. Dunque ci battiamo per il rispetto delle regole interne e specificamente del nostro Statuto, che consideriamo il più democratico nel nostro Paese e in linea con la Costituzione italiana!

Lettera aperta a Salvini

di Elizabeth Arquinigo Pardo

Il mio nome è Elizabeth Arquinigo Pardo e sono una cittadina peruviana, residente in Italia da oltre 18 anni. Sono nata a Lima e mi sono trasferita qui quando avevo dieci anni. 

Scrivo perché mi sento tradita dalla nazione in cui vivo e della quale faccio parte integrante. Ma sono anche molto arrabbiata. Arrabbiata, con quella parte di "sinistra", che ha dato inizio alla deriva (con l'affossamento dello Ius Culturae) ma arrabbiata anche con chi continua a creare legami inesistenti tra un fenomeno naturale e strutturale, com'è il fenomeno migratorio e la criminalità organizzata. Facendo passare il messaggio che tutti gli stranieri dal primo all'ultimo arrivato siano dei "clandestini". 

Clandestino, parola, che grazie ad un astuto provvedimento viene poi associato ad un reato: il reato di clandestinità. Reato di cui stando ai sempre più frequenti tweet del nostro ministro dell'interno nonché vice primo ministro Matteo Salvini, ci saremo macchiati tutti dal primo all'ultimo e che ci porta ad essere più propensi al crimine, per l'appunto. 

Ma è soprattutto a lui, che vorrei rivolgere alcune "segnalazioni". A lui, che durante la campagna elettorale e nel suo becero e maldestro tentativo di porci gli uni contro gli altri: creando, addirittura dei cittadini extracomunitari di serie A (coloro regolarmente residenti) e extracomunitari di serie B (richiedenti asilo politico), asseriva: "tutti i cittadini extracomunitari, che lavorano, pagano le tasse, studiano e sono ben integrati sono miei amici” e ancora "i cittadini extracomunitari regolari non hanno nulla di che preoccuparsi: sono tutti amici miei". 

Vorrei chiedere al ministro che cos'è cambiato? Perché quest’accanimento anche nei miei confronti. Perché sono aumentati a 48 mesi i tempi di attesa dell'istruttoria per la cittadinanza? Perché ha previsto la revoca di un diritto civile nonché fondamentale come quello della cittadinanza? Non eravamo suoi amici? 

 

La Cgil, impegnata nel suo lungo percorso congressuale, non sta offrendo una buona immagine di sé

Non abbiamo nemici interni, guardiamo ai contenuti e vogliamo il rispetto delle regole”

Intervista a Nicola Nicolosi, Coordinatore nazionale di ‘Democrazia e Lavoro’: “Senza un collante politico unitario e senza regole, si finirebbe per minare l’intero progetto politico della nostra organizzazione. Devono tornare al centro della discussione congressuale i contenuti, il merito, la proposta politica, la valorizzazione del pluralismo della Cgil”

 

Qual è lo stato del confronto in Cgil, mentre il congresso della più grande organizzazione sindacale italiana entra nel vivo? Abbiamo girato la domanda a Nicola Nicolosi, Coordinatore nazionale di ‘Democrazia e Lavoro’, area di minoranza della sinistra sindacale, introducendo così la nostra intervista.

“Il segretario generale Susanna Camusso ha fatto una proposta, indicando il nome del suo successore – osserva Nicolosi – e ciò ha scaturito una serie di riflessioni e di prese di posizione. E’ dunque utile e necessario fare il punto della situazione, provando a porre sul piatto da un lato il rispetto (o meno) del sistema di regole che ci siamo dati e, dall’altro, continuando a ragionare di contenuti, mettendo a fuoco il ruolo che gioca o potrà giocare la Cgil in questa fase storica vissuta dal Paese. Vorrei dunque – conclude a riguardo Nicolosi – provare ad articolare una riflessione con l’obiettivo di fornire un contributo alla discussione, e favorire una chiusura del congresso senza traumi e senza strappi”.

 

Cominciamo allora dalla presa di posizione di Camusso, che ha indicato il nome di Maurizio Landini.

La presa di posizione è stata assunta a maggioranza nella Segreteria Cgil svoltasi l’8 ottobre, e si è comprensibilmente aperto un dibattito sulla scelta operata dal Segretario, definita più o meno giusta. Ma io vorrei, in primo luogo, compiere un passo indietro di natura metodologica, tanto per cominciare, ben sapendo che il metodo è esso stesso merito: ritengo che siano state operate forzature di varia natura, avendo tutti noi assistito al compimento di scelte al di fuori della competenza della Segreteria. Lo Statuto della nostra organizzazione ha consegnato criteri e indicazioni per individuare il Segretario generale ad altri organismi dirigenti, ossia al Direttivo e all’Assemblea generale della Cgil. Quello compiuto dalla Segreteria l’8 ottobre, indicando un nome per la successione, rappresenta dunque uno strappo, una forzatura allo Statuto.

 

Rispetto al 2015, le istituzioni non profit in crescita sono quelle impegnate nelle attività della religione (+14,4%), delle relazioni sindacali (+5,8%) e dell'ambiente (+6,2%); al contrario, risultano in calo i settori della cooperazione e solidarietà internazionale (-6,5%), della filantropia e promozione del volontariato (-4,7%) e dello sviluppo economico e coesione sociale (-3,3%). Nonostante tali variazioni, la distribuzione per attività economica permane sostanzialmente stabile, con il settore della cultura, sport e ricreazione che raccoglie quasi due terzi delle unita', seguito da quelli dell'assistenza sociale e protezione civile (9,3%), delle relazioni sindacali (6,4%), della religione (4,8%), dell'istruzione e ricerca (3,9%) e della sanità (3,5%).