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Industria 4.0: disoccupati over 50, Italia Paese UE più a rischio

 

L'Italia e' il Paese europeo dove l'automazione rischia di avere l'impatto piu' negativo sui lavoratori over 50. Il 58% svolge infatti lavori ripetitivi, con scarse competenze. Che quindi potranno essere facilmente svolti da robot e intelligenza artificiale. Lo afferma il rapporto "The Twin Threats of Aging and Automation", realizzato da Mercer e Oliver Wyman, che ha analizzato 15 Paesi in tutto il mondo. L'Italia si trova al centro di un incrocio pericoloso: e' un Paese con una forza lavoro sempre piu' anziana (gli occupati tra i 50 e i 64 anni saranno il 38% entro il 2030) e impiegata in attivita' manuali e ripetitive. E' una questione legata non solo alle competenze, ma anche al tessuto economico. Non e' un caso, infatti, che a pagare i rischi dell'automazione in eta' avanzata siano soprattutto i grandi Paesi manifatturieri. Gli over 50 che potrebbero essere sostituiti dall'automazione sono il 59% in Giappone, oltre il 60% in Sud Corea e Cile. Sfiorano il 70% in Vietnam e Tailandia. E toccano il 76% in Cina. Alle spalle di questo gruppo c'è l'Italia, seguita a stretto giro dalla Germania (57%).


Roma, 26 settembre 2018

 

La Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l'articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 23/2015 sul contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti - il Jobs act - nella parte, non modificata dal decreto dignità, che determina in modo rigido l'indennità che spetta al lavoratore ingiustificatamente licenziato. -

 

  • COSA PREVEDE L'ARTICOLO 3

Di fatto per il lavoratore licenziato in modo ingiusto il Jobs act prevede un'indennità e dunque un risarcimento di due mesi di stipendio per ogni anno di anzianità, entro un limite minimo di quattro mesi di stipendio e massimo di ventiquattro mesi. Se per esempio fosse stato giudicato illegittimo un licenziamento di un lavoratore a tutele crescenti con 4 anni di servizio, questi avrebbe ricevuto un risarcimento di 8 mesi di stipendio. L'articolo 3 recita "salvo quanto disposto dal comma 2, nei casi in cui risulta accertato che non ricorrono gli estremi del licenziamento per giustificato motivo oggettivo o per giustificato motivo soggettivo o giusta causa, il giudice dichiara estinto il rapporto di lavoro alla data del licenziamento e condanna il datore di lavoro al pagamento di un'indennità non assoggettata a contribuzione previdenziale di importo pari a due mensilità dell'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio, in misura comunque non inferiore a quattro e non superiore a ventiquattro mensilità.

 

Lavoro. Sciopero Cgil, Cisl e Uil contro obbligo di lavoro negli esercizi commerciali nei giorni di festa.

RADIO UNO - GR REGIONALE LAZIO

 

 

La Corte suprema israeliana ha respinto le petizioni presentante da palestinesi contro la decisione di demolire il villaggio palestinese di Khan al-Ahmar, a est di Gerusalemme, e di trasferire i suoi abitanti. La Corte ha dato il via libera alla demolizione del villaggio e all'espulsione dei 170 palestinesi residenti tra una settimana.

Gli abitanti di Khan al-Ahmar sono palestinesi beduini che vivono in tende e case in lamiera. Lo scorso luglio la Corte suprema aveva bloccato la demolizione, iniziata a maggio, dopo che gli abitanti avevano presentato le petizioni. L'obiettivo dello sgombero è quello di realizzare il progetto d'insediamento E1, che taglierà la Cisgiordania in due parti. Il presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), Mahmoud Abbas, e l'Ue avevano avvertito che la demolizione del villaggio avrebbe leso le possibilità di applicare la soluzione dei due Stati, ma il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, aveva dichiarato che lo sgombero di Khan al-Ahmar si sarebbe fatto ugualmente nonostante le proteste di Abbas, dell'Ue e della sinistra israeliana.


Roma, 13 ago. - Nonostante aspetti indubbiamente positivi, diversi e significativi sono i limiti del cosiddetto "decreto dignita'", che "per la tutela effettiva dei diritti fa decisamente molto meno di quanto si sarebbe potuto con un uso piu' controllato dello strumento tecnico". E' quanto afferma il gruppo di lavoro di Magistratura democratica che elenca le luci e le ombre del nuovo provvedimento. Il primo limite e' il mantenimento del cosiddetto "contratto a tutele crescenti" che non e' un vero contratto a tempo indeterminato, ma "rende sostanzialmente il recesso libero con il pagamento di una somma modesta e determinata solo in relazione all'anzianità di servizio. L'innalzamento della misura della indennità, pur essendo potenzialmente sul piano culturale un segnale positivo, non costituisce una modifica efficace, perché priva di un reale effetto deterrente per le anzianità minori e difficilmente applicabile nella misura massima in ragione della discontinuità delle carriere dei lavoratori soprattutto quelli meno qualificati". Un secondo limite e' la contraddizione della reintroduzione dei voucher, nonostante la vicenda del referendum, che pone alcuni interrogativi di legittimità, di legittimazione politica e culturali, e che "appare più criticabile perché riferita a settori produttivi, come l'agricoltura, già ampiamente deregolamentati". L'altro grandissimo limite - continua il gruppo di lavoro di Magistratura democratica - e' che l'introduzione di norme non modifica affatto la realtà dei rapporti di lavoro precario che vive di illegalità, come si e' già visto in passato e come pure e' nell'attualità, per il difficile e oneroso accesso alla giustizia e per essere stato smantellato il sistema dei controlli, problema questo che sta diventando enorme come evidenziano anche i recenti fatti di cronaca e le recenti tragedie nel contesto della piaga del caporalato. Ci si attende che - sottolinea - venga realizzato e non solo annunciato l'aumento degli ispettori del lavoro. Enunciazioni meramente normative non sono pero' sufficienti a incidere su un tessuto sociale che ha inglobato culturalmente la deregolamentazione quale aspetto strutturale del sistema economico.